La pittura di Gaetano Carboni Un canto alla fantasia e alla ragione

Stefano Troiani

Sassoferrato: Testo critico inviato a Gaetano Carboni

                                                            

La raffigurazione di Gaetano Carboni è un canto alla forza dell’immaginazione e al dialogo ragionato tra la mente e le espressioni pittoriche, che nascono nel più profondo stato di pensiero, d’invenzione e ricostruzione di forme e di rivestimento cromatico e luminoso.

L’artista ascolano non si riposa entro schemi precostituiti di forme e di ricordi figurativi, ma si muove in una continuità di ricerca inventiva delle immagini, che pulsano di vita per quella energia che accompagna il momento della ispirazione e di ricostruzione ideale.

Proprio questa capacità di raccordare forme e colore e luce, rivela la singolare sensibilità dell’artista, che rivolge la ricognizione dell’immagine non tanto dalla realtà dei cieli e della terra, ma soprattutto da quel suo mondo interiore dove queste alloggiano provvisoriamente in attesa che l’artista le richiami a vivere come espressioni visive che rivivono nello spazio dell’arte e della poesia….

…Questa pittura rifugge dalla vanità della pura ricerca estetica per esprimersi convintamente e sinceramente in uno spazio, in cui il bello e il valore spirituale si fondono e si fanno simboli di una visione incantata e suggestiva. Sono immagini lontane dalla visione quotidiana, ma non per questo meno cariche di umanità e referenti di sensazioni colte dalla natura e dall’esperienza dei sensi. Dinanzi a queste visioni il pensiero si anima per la forza che la pittura sprigiona e comunica come segni di un pensiero, d’un richiamo, come immagine di una realtà trasfigurata ma sempre ricca di sensi e di significati, seppure non traducibili con gli strumenti più materiali dell’alfabeto o dell’emozione dell’immagine perfettamente recuperata dal mondo degli uomini e delle cose.

La pittura e la grafica dell’artista ascolano comunicano per simboli e allusioni, sono più una creazione recuperata dal sogno che dalla visione quotidiana, ma tuttavia si costruisce con una continuità e una coerenza di stile e d’ispirazione quasi metafisica, che convince e richiama ai sensi della vita nella sua completezza dell’essere.

La figurazione che è volutamente ricomposta dal segno e dal colore come svuotata e frammentaria rimanda a sensazioni e pensieri mortificati dall’insostenibile violenza esistenziale dove il tutto naviga tra lacerazioni e barlumi di luce che mortificano l’innata voglia del vivere e dell’eterno.

Questa pittura di Carboni si appropria di queste motivazioni, e noi la vediamo come espressione d’una condizione umana universale. Viviamo come immersi in questa sensazione che lacera la vita nel cuore e nella mente.

La figurazione carboniana con allusioni, simboli, immagini fantastiche riprende come motivo d’ispirazione, come domanda articolata che rimanda ad una affannosa ricerca di senso e forse ancora di fede. In questa tensione di pensiero, l’artista ascolano sull’esperienza “che la storia del mondo è un miscuglio di senso e non senso, di violenza e guerra, di desideri irrefrenabili di pace, come già ai tempi in cui il profeta gridava piangendo: Pax, pax, pax, et non erat pax,  Geremia lo dice due volte: “Bene, bene!, ma bene non va”, si pone come profeta.

Su queste oscurità della ragione s’alza la voce del profeta e Carboni risuscita questa teoria di figure della saggezza, della santità, dell’eroismo, per annunciare un messaggio di speranza e di salvezza.

E’ lui il profeta? L’artista dice sempre la parola più piena di salvezza perché l’affida alla Bellezza”.

Anche De Santi ha letto questo impegno nella pittura di Carboni quando dice: “Il mistero della terra coincide con il mistero dell’eros, della genesi, della maternità cosmica; l’uno rimanda all’altro: noi e lo specchio, non la soluzione. “Arcano è tutto” potrebbe ripetere Carboni con Leopardi, ma se la visione leopardiana s’intride di dolore planetario, quella dell’ascolano si colora di irrisione e di metamorfosi”.

Apertura degli spazi, apertura della figurazione, nella pittura dell’artista dell’artista ascolano, è apertura cosmica, ma soprattutto è apertura dell’uomo, incompiutezza dell’essere.

Il commento che può derivare da un attenta lettura della pittura di Carboni sull’oscuro più vero, anche se a colte è fatto oscuro dai crittogrammi della comunicazione formale, è la conclusione di un discorso teologico-filosofico di Schillebeeckk, cioè che “l’uomo è un mistero inafferrabile…è un desiderio di trascendenza assoluta”….

 

Ottobre 2005