Gaetano Carboni è nato ad Ascoli Piceno nel 1928. Ha iniziato il tirocinio nella sua città con il pittore Dino Ferrari ed ha completato gli studi artistici a Roma. La sua vita si svolge nell’amata città natale Ascoli Piceno.

1960 – 65
Anni di studio e di ricerca. Genesi di un microcosmo di larve antropomorfiche. Le superfici dapprima materiche, poi tecnologiche, ipotizzano uno spazio cosmico e pongono in
essere ideologie conflittuali.
1965
Superato il dualismo programmazione – figuralità, l’interna visione si esteriorizza in immagini totemiche ed emblematiche di matrice surreale con venature fabulatorie. Il quadro si popola di “presenze” ambigue (1966 – ‘67), poi, ridotte le componenti figurali e accentuato lo spazio, ospita personaggi la cui epifania è l’antitesi del filisteismo: i “Poeti” (1967, ‘68, ‘69).
La superficie dipinta,di una illusoria spazialità, è immessa nell’ambiente vitale dell’uomo, dissacrando il quadro da parete con tavolette sorrette da aste metalliche che visualizzano “presenze spaziali”.
Icaro è libero di fluttuare nello spazio reale (vedi alcune mostre del 1970: Galleria “Nuove Proposte” di Ascoli Piceno e “Galleria 2000” di Bologna).
È fatale che l’anno successivo nasca la serie delle icarofanie e delle forme astrali, in cui l’uomo alato, sogno – vaneggiamento di sempre, vi si colloca come punto di riferimento dominante.

1971
Rinverdisce, puntuale come una scadenza ineluttabile, lo stimolo a ripristinare la tridimensionalità della superficie dipinta, inserendola plasticamente nello spazio percettivo, connubio tra ideazione e realtà come soluzione di civic design. La tematica focalizza la distribuzione per avvelenamento della vecchia palla terracquea. Guerre + Ecocatastrofi = Terricidio.
Torno a rivisitare l’ambiente naturale e con animo pessimistico mento ancora a me stesso e a tutti raccontando un’amara favola. La natura amata dal mio Icaro morirà uccisa dal suo troppo amore.
Il quadro suggerisce ora in immagini affettive lo scroscio purificatore della pioggia, il rorido splendore delle erbe umide, il baluginio sommesso delle notti, gli asteroidi luciferi sempiterni. Il sogno. È tardi?
1972
Il messaggio naturalistico si travasa dalla pittura nella grafica e il tema si purifica nel segno e nella stesura della composizione. Una cartella di 5 acquetinte s’intitola ancora significativamente “Un giardino per Icaro”.
1973
Nascono i quadri della serie “Ultima oasi”, rammarico per lo smarrimento dell’uomo ma anche speranza per il suo recupero. Adesso le sue composizioni hanno accenti lirici, i colori modulati su toni chiari e gli elementi naturalistici (alberi, fiori, uccelli, nuvole, stelle ecc.) sono più una evocazione che una proiezione della realtà. Il ricordo si sostituisce ad un presente che non esiste più..
1974
La ricerca si focalizza nel recupero dei valori spirituali dell’uomo e nel dare a questo uno spazio fatto a misura. Non un uomo costruito in laboratorio, ma un uomo con l’anima. E perché no? Con un cuore.

1975
Il vento porta via le vele bianche e i gabbiani bagnati.
1976
Ma l’uomo, il suo approdo, ancora una volta lo ha degradato, violentato e il vento di morte ha portato via i gabbiani abbrutiti dai liquami.
1977-78
Sono più cronista del quotidiano che poeta onirico. L’altrui aridità mi porta ad analizzare il nudo femminile, o brandelli di questo: simbolo della condizione umana oggetto di plagio, privo della propria identità psicobiologica.
Riappaiono le mani che tirano o tendono fili, e i volti rimangono non svelati.
1979
L’immagine, campita su superfici fonde, si fa più angosciante (vedi la serie delle “Icone”, o la serie dei quadri “neri”). Nel catalogo della mia personale alla galleria “Leonessa” di Brescia, ho scritto”…Oggi mi sono svegliato in questa realtà violenta, fatta di vessilli laceranti, ostensori, simulacri umani, privi di identità. Per l’uomo che assurse alla divinità è la fine?.
1980-81
Il segno diventa più incisivo, il modellato è privo di mezzi toni, le superfici si fanno asfittiche e fredde. Rispecchio come un’eco che incupisce, le tensioni che sono intorno a me.
1982
Nella solitudine della campagna, in compagnia del silenzio e di me stesso, ho ritrovato la mia identità dando la risposta alla domanda fattami nel 1979.
Un sognatore non più visionario presente in questa terra meno verginale. Nascono gli “Aquiloni”. Torno a ripercorrere gli itinerari dell’immaginario, con iconografie recenti: “C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole” (Pascoli).
1983-88
Nudi, precedentemente tanto martirizzati ora si muovono in profondità caleidoscopiche, generate dalla memoria più che dal presente temporale: forme evanescenti, echeggianti “Icaro” di vecchia conoscenza.
1989-90
Le immagini si plasmano in tutte le direzioni come arabeschi o giochi di forme totemiche, presenze che tornano, “Presenze 2”. Predominano colori chiari e inserzioni materiche di antica estrazione “Dada”, su superfici un tempo bloccate da figurazioni plastiche, scandiscono il tempo illusorio delle loro ambigue epifanie.
1990-91
Le “Presenze” si materializzano nelle tre dimensioni dei “Totem” bianchi (cm 40 x 40 h 170) e nei piccoli oggetti–scultura. I primi mostrano immagini filiformi con supporti di diversi materiali, che si snocciolano nelle 4 facce del parallelepipedo; i secondi, tavolette variamente sagomate e dipinte da ambo le parti, sorrette da asticelle metalliche su basi di plexiglas, che assemblati, formano “il giardino dell’Eden”.
Tutta questa operazione ambientale, che richiama alla mente precedenti esperienze, è scaturita per una
nuova esigenza fruitiva, e soprattutto per sperimentare una diversa concezione di spazio, rispetto alla tela.
1991-92
Per decantare il linguaggio espressivo, eseguo molte grafiche ed acquerelli che hanno ancora per titolo “Presenze 2”. Le acquetinte (tecnica incisoria da me preferita), sono raccolte in due cartelle di diverso colore, contenenti tre stampe ciascuna. Il testo critico di presentazione è di Floriano De Santi.
Nei fogli si evidenziano parti in rilievo e parti incise in acquatinta. Gli acquerelli sono composti con tecnica più impressionistica tanto che questi risultano più scattanti e freschi rispetto agli acrilici.
1992
L’architetto Giovanni Corradetti, ideatore ed organizzatore de “Il laboratorio” di Firenze mi ha invitato a realizzare un’opera, nel parco di Figline a Firenze. Il mondo favolistico è coniugato con il sociale, fruito come bene-concreto: strutture architettoniche colorate che invitano alla sosta, alla meditazione.
1992-94
Dopo le ultime ricerche oggettuali e ambientali, con ancora i simboli “Presenze 2”, eseguo parecchi quadri, dove continuo ad inserire elementi polimaterici (polvere di marmo, gesso, perline). La nuova scansione tematica pittorica si affina nel “puntinismo”, e nel colore bianco, per cui, tutto l’operato risulta più ordinato, spaziale e solare.
1994-95
Creo un nuovo personaggio mitologico: “Agamennone”. Il Re omerico, Duce nella contesa Troiana, è visto come personaggio simbolo del nostro tempo, machiavellico, carismatico e di alta regalità. Certo Agamennone, rispetto all’Icaro degli anni ’60, è un mito più terreno, ma meno incosciente: è il Deus ex macchina. Ora il supporto cromatico è grigio – bianco e l’elemento materico è più contenuto.
Una ricerca particolare la dedico all’acquarello e, anche con il nuovo materiale, compongo un “Libro d’Artista”: Agamennone”: il volume è composto da quindici acquarelli inediti con copertina in pelle bianca a sbalzo e le scritte, incise in oro, sono tratte da brani dell’Iliade di Omero. La custodia del libro è in
plexiglas.

1995-99
“Agamennone, trasformatosi nella sua struttura formale, e nella colorazione, ora torna ad assaporare il fascino della notte, il chiarore lunare (spicchio di luna): “che fai tu luna in ciel? Dimmi che fai…” (Leopardi). In queste composizioni, il mistero esistenziale del mio personaggio si coagula con i miei ricordi lontani (1960 – 70): mito, sogno, favola. Ieri le indagini e le ricerche si chiamavano: Icaro, Mondi astrali, poeti, oggi si chiamano: Agamennone, Pastore Errante, Epifanie.
1999-2000
Il linguaggio pittorico-grafico, ancora una volta si è decantato nei lavori presentati alla XIII Quadriennale d’Arte di Roma. La figurazione omerica si è definitivamente spogliata delle vesti storico-mitologiche trasformandosi nel pigmento chiaro della tela, in nuove forme larvali-totemiche, con scansioni di trascendenza; la mia favola epifanica è diventata: “Profeti 2000”.
2000-2004
La lettura dei libri evangelici e di altri testi fideistici, mi ha permesso una conoscenza più approfondita della sacralità attuale e mi ha aperto nuovi orizzonti nelle varie fasi della ricerca onirica-epifanica; così, affrontando cicli su temi sacri, mi sono sforzato di capire e riversare su questi la contemporanea cultura
dell’immagine e il bisogno di spiritualità dell’uomo comune. In ultima analisi, ho cercato morfologie più attuali per i miei Profeti 2000.
Per prima ricerca, ho voluto interpretare i fatti Cristologici, narrati dai Vangeli come: Il discorso della montagna, La vigilanza e la Natività, rappresentando tutto come una favola narrata ai bambini.

