Anonimo
Come in certe dissolvenze cinematografiche che preludono a un flash back, Carboni decide che ormai è tempo di lasciare i territori popolati dalle notturne figure di Agamennone e del suo seguiti, meteore che hanno solcato cieli ottenebrati dalle passioni umane di sempre, per approdare a lidi che già furono familiari alla sua inesausta ricerca di nuovi orizzonti, sul finire degli anni ’60. Allora furono i Poeti i protagonisti in assoluto della sua scena pittorica, personaggi dai contorni indefiniti collocati in una sorta di cosmo iperuranio, dove le grida terrene non giungono. Non c’è da stupirsi se oggi il poeta di Carboni si trasforma in profeta. In realtà, la metamorfosi non deborda da una corretta perseveranza concettuale o, se si vuole, storico-letterario, perché il poeta è un profeta e il profeta è un poeta. Entrambe le funzioni traggono dal presente gli auspici per disegnare un futuro in cui l’emotività del poeta si stempera nei vaticinii anfibologicis del profeta. Il profeta dell’artista ascolano è un personaggio ubiquitario: è sempre colto nell’attimo di arrivare o di partire. La sua è una presenza epifanica, che come un faro marino nella notte, ci indica per un istante una possibile via di salvezza, ma poi ci lascia pienamente liberi di decidere del nostro destino.
anno 2000

