IMMAGINI DI SOGNO

Floriano De Santi

Bottega delle Stampe di Brescia Presentazione della mostra di acquerelli ed incisioni

                                                            

Georges Poulet, critico belga che basa la sua indagine sullo studio della “distanza interiore” in cui lo scrittore pone l’oggetto della propria opera, ha osservato che l’interesse per la memoria fa sì che all’esistenza presente ben presto finisca per sovrapporsi una seconda esistenza così che esistere diventa come “vivere nello stesso tempo due vite: la vita vissuta giorno per giorno e dall’altra parte una vita tutta al di qua e al di là dei momenti, una vita che si estende nella durata “immaginosa”. E’ questa sovrapposizione di due diverse esistenze uno dei tratti più tipici della coscienza contemporanea e uno dei temi più sentiti dalla poetica di Gaetano Carboni.

Anche nei suoi acquerelli la sovrapposizione e la contrastata consistenza di questi due tipi di esistenza ha agito come elemento propulsore fino a diventare decisiva nell’indagine degli ultimi quattro-cinque anni che pare ispirata ad una pressoché esclusiva reverie cosmica. E’, però, la molla della memoria che, ancora, a quelle opere ha attribuito il registro formale, ha impresso la cifra stilistica, ha suggerito la soluzione linguistica; che ha voluto prevalessero i vuoti sui pieni, l’assenza sulla presenza, e vi abbondassero le sfocature, le nuances, le cesure, gli jati, le lacune “narrative”, i frammenti iconici.

Nella suite degli “aquiloni” tra riflesso e miraggio, come tra figurazione e astrazione, tra ordine geometrico e automatismo sorgivo, le parti si scambiano incessantemente, nella continua metamorfosi e dialettica dei significati dell’esistente. E la più meditata ed elaborata sapienza dell’artefice convive con l’incantata sorpresa del fanciullo. Ma Carboni rifiuta giustamente ogni riferimento di “infantilismo”, perché il suo ricorso alla grafia e alle immagini proprie di una creazione primigenia è il traguardo di lunghe esperienze formali, la conquista di uno stato di grazia nutrito di saggezza.

Attraverso l’applicazione di un severo metodo di scandaglio delle forme come conoscenza estetica della complessità del reale – che è sempre rapporto dell’esistenza con la coscienza e quindi con la comunicazione dell’esistente stesso – Carboni, in primis negli acquerelli, raggiunge la fusione dell’immagine spontanea e primaria con la più colta e calibrata struttura archetipica. Un gioco sottile di intarsi prospettici o di studiatissime variazioni cromatiche appare come il rabesco e il tratteggio ingenui o la fantasiosa tassellatura di colori di un naif, mentre entro cristalline intelaiature di formule concettuali si scoprono inusitate immagini di sogno.

 

                                                                Gennaio 1992