Giorgio Di Genova

Bologna-Testo critico dal Libro “Storia dell’Arte Italiana del 900-generazione anni ‘20”

                                                               

… ad Ascoli Piceno nella prima metà del Sessanta Gaetano Carboni avvia un discorso di fantasie che dapprima s’affida a un microcosmo di larve antropomorfiche che nel loro sviluppo progressivo si fanno ambigue figurazioni cosmiche. A primo acchito si pensa al lirismo “volante” e alla archipittura di Licini, ma poi ci si avvede che Carboni è tutto proteso a dinamiche da Secondo Futurismo e a precisi valori plastici, quest’ultimi così prepotenti da aver spinto poi il pittore a trasferire le sue visionarie immagini fuori del quadro, affidandole a supporti ondulati, ora fissati con perni su basi a forma di parallelepipedo ed ora su sagome alate pendenti dal soffitto, in modo che il volo dei suoi “Icari” onirici fosse concretizzato nel “volo” degli elementi, ed in altri   casi   a   creare vere e  proprie invasioni pittoscultoree dello spazio reale…

                                                                Novembre 1991