Elda Fezzi

Cremona-Testimonianze                         

       

                                                                              

… Attraverso anni e opere, Carboni è giunto a confrontarsi con l’esigenza di una più pacata comunicabilità, e a trovarla nel raffreddamento dell’elemento drammatico e fantastico, anche se la fisiologia più terrestre e familiare, più calda di affetti, che ora si ricompone in queste recenti pagine, mantiene un rapporto logico all’interno della sua cultura e della sua ricerca. Anche le “cose” note si fanno presenti nella forma onirica. La loro apparizione attesta sempre una tensione cosmica, anche nel ritmo più pacato, pausato. Anche per l’ “ultima oasi” esplorata da Carboni, non vanno dimenticate, insomma, le intenzioni “parassurealistiche” (già avvistate da Crispolti), ora rilevate da disposizioni grafico-plastici che tengono a sottolineare la leggerezza spettrale dell’immagine, come fosse  semovente Su uno schermo: Il pittore avverte la mutata coscienza e tecnica della “visione del mondo”.

E’ il carattere singolare che da sempre ha contrassegnato la pittura di Carboni, in cui si sono incrociate emozionalità e lucidità metafisica, con risultati linguistici complessi nella sua precedente proiezione caleidoscopica. Vi si articolavano già anatomie concrete di immagini astratte, con cui il “secondo futurismo” definiva una ricerca “bioplastica”, già accorta del linguaggio dei mass media e, al tempo stesso, interessata alla scienza e fantascienza cosmica. Aspetti che Carboni evocava nella concitazione dinamico-ottica dei dipinti intarsiati di masse-forza, costruiti come “paesaggi” trapassati da raggi luminosi e densi, tendini e spettri  architettonici  in  cui si alterava anche la presenza, il respiro delle cose…

  Marzo 1975