Brescia – Testo critico da Catalogo Galleria “San Michele”

La ricerca che Gaetano Carboni viene conducendo da diversi anni, come ha avuto occasione di mostrarmi a più riprese, ha un denominatore molto chiaro: un’accentuata immaginazione fantastica e direi quasi surreale, pensando però piuttosto a quel particolare “parasurrealismo” che fu del Secondo Futurismo Italiano (che identificai io stesso una quindicina d’anni fa per modo di “arte fantastica”), che non alle fonti più schiette del Surrealismo storico. Così l’evidente metamorfismo che promuove la surrealtà della sua immaginazione mi sembra si riconnetta proprio ad una certa radice cosmica, che consuona con l’”idealismo cosmico” prampoliniano, dico come dimensione immaginativa, particolarmente. Questo per autenticare una estrazione non di riporto, bensì di spontaneo riferimento ad una matrice culturale propria. Perché l’originalità del suo lavoro (e di qui anche la sua qualità indubbiamente assai notevole) viene proprio dall’essere maturato in modo culturalmente consapevole certo, e tuttavia sostanzialmente autonomo: voglio dire inseguendo piuttosto una propria vena immaginativa, di immaginazione cosmogonia esattamente – se non erro – , che non modelli culturali distanti e meditati a freddo. Ecco perché in fondo la sua ricerca costituisce un certo “caso”, nella sua autonomia appunto, e in quel tanto di suo isolamento dal quale esprime tutta la forza della propria convinzione.
E Carboni può allora dipanare un discorso articolato, che però appunto verte su certe ragioni generali della realtà del nostro mondo, della sua proiezione in quanto civiltà moderna, in una dimensione appunto di spiritualismo cosmico.
Maggio 1972
