Urbino-Testo critico da catalogo Galleria “dell’Aquilone”

Dopo l’iniziale, lungo tirocinio figurativo di intonazione espressionista e le successive esperienze materiche informali, Carboni, per superare i traumi che, al pari di tantissimi artisti del suo tempo, ha subito al contatto con la civiltà dei consumi, affida oggi ad una pittura di derivazione astratto-surrealista ( non aliena, peraltro, da cadute neofigurative) la formulazione ideografica della sua dilacerante e, per certi aspetti, contraddittoria ricerca dialettica. Dico questo perché Carboni, con una operazione di mimesi non infrequente nel panorama artistico attuale, maschera con una iconografia apparentemente ludica il senso di smarrimento che è all’origine dei suoi dubbi, che sono poi quelli dell’uomo contemporaneo alle prese con l’era tecnologica.
… Carboni afferma che il suo discorso, espresso talora in forma di “realismo magico” e talaltra con “suggestioni oniriche” , è “sempre connesso con le cose circostanti, con il mondo del presente, concepito come continuo divenire”.
Novembre 1968
