Aquiloni, Profeti, Santi: i personaggi di Gaetano Carboni

Stefano Papetti                                                         

           

A conferma che il passare del tempo non sembra avere esaurito la creatività di Gaetano Carboni, ormai da più di cinquant’anni presente nel panorama dell’arte marchigiana, il pittore ascolano presenta i suoi ultimi lavori che evidenziano un accentuarsi della componente onirico-fantastica che ormai da molti anni impronta la sua produzione matura.

Approfondendo la tematica dei Profeti, sviluppata negli ultimi decenni, Carboni propone nelle sue opere più recenti figure di santi che svolgono un ruolo di intermediari nei riguardi dei bisogni dell’umanità: si tratta di sagome dal volto indefinito che galleggiano come sospese nei cieli della fantasia, legate fra loro dagli esili fili con cui guidano gli aquiloni.

La tavolozza si è ormai orientata verso una gamma di colori rarefatti e sfumati di azzurro, di violetto e di lilla, ravvivati dall’inserimento di piccole pietre luminose che richiamano la presenza di astri lontani. Le stesure cromatiche si caratterizzano per la cura con la quale Carboni alterna alle campiture uniformi vaste zone dipinte con piccoli tocchi di pennello che accentuano il senso atmosferico delle sue composizioni. Anche i supporti utilizzati dall’artista prevedono inediti formati circolari entro i quali le figure e i rari scorci architettonici si dispongono in maniera armoniosa, tenendo conto della circolarità delle tavole che fanno apparire queste immagini come delle visioni celesti ritagliate dalla lente di un cannocchiale.

La maturità e le esperienze della vita hanno smussato nell’animo di Carboni certe intemperanze che guidavano la sua creatività negli anni Sessanta e Settanta e, nel superare la boa dell’ottantesimo compleanno, il maestro ascolano mostra di aver raggiunto quella serenità che discende da un maggior distacco nel rapportarsi con la quotidianità, cogliendo del presente soltanto gli aspetti più piacevoli e più congeniali al suo temperamento.

Da questa nuova quiete, conquistata grazie a profonde riflessioni interiori, discende una pittura che rasserena l’animo e nel contempo invita a pensare, restituendo all’arte la sua originaria funzione didattica.

Gennaio 2014