Armando Ginesi
Mostra di carboni-Profeti in città Presentazione in occasione del centenario del
Caffè Meletti A.P.
…La fantasia, intesa come regno dell’impossibile che si fa possibile, del sogno e della realtà non più contrapposti ma che si incontrano e si compongono nella sur-realité, ovvero nella realtà superiore, diventa l’oikos naturale di Carboni quale è stato per il gigante di Montevidoncorrado e per tutti i più grandi surrealisti del XX secolo, pittori, scultori, poeti, a cominciare da André Breton.
Prima di compiere quest’immersione totale nell’oceano dell’immaginazione totalmente libera, il nostro artista si è mosso attorno ad ipotesi di sapore vagamente costruttivista, ancorché bagnate da umori lirici, oppure di natura informale. Dunque egli ha sempre prediletto – e continua a prediligere, con una sostanziale coerenza che si rintraccia anche nella declinazione formale – il mondo dei sentimenti tradotti in forme, anche se desuete e del tutto fantastiche.
Floriano De Santi, in un bel testo firmato sul principio degli anni Novanta, ha definito l’opera di Carboni come una “fantasiosa cosmologia” ed ha scritto, fra l’altro, che egli ha condotto all’estremo significato lirico […] un immaginario magico, in un certo senso epifanico, di temporalità fenomenologica. Ciò per il clima, per l’aria sottile di assurdità che circola nelle sue tele… Ecco, la parola giusta è assurdità, perché richiama il paradosso nel senso etimologico greco di parà e doxa, ovverosia di “oltre l’opinione comune”, oltre il senso comune potremmo meglio dire. L’arte è, in fondo, sempre un paradosso, proprio perché, in quanto arte, compone le contraddizioni razionali, le innalza a verità metaforiche e le porta fuori del regno del senso così come di quello dell’utile. Non ha scritto Oscar Wilde che tutte le arti sono inutili ? E le opere di Gaetano Carboni lo sono in modo particolare: le sue figure, le cose da lui rappresentate, i suoi personaggi infatti, non sono veri, ancorché verosimili. Essi si trasferiscono dal mondo reale e razionale (a volte così freddo, soprattutto in quest’era della tecnologia avanzata fino ad essere esasperata) a quello più alto, più libero, più caldo, del sogno e della fantasia la quale condensa in sé i desideri intimi e profondi dell’essere umano. La qualità della pittura di Carboni possiede anche una peculiarità che pochi artisti hanno condiviso (penso a Joan Mirò, per fare un esempio tra i più illustri) : quella di attrarre l’attenzione ammirata e la curiosità vivace tanto degli adulti quanto dei bambini. Anzi, questi ultimi risultano particolarmente attirati, direi affascinati (nel senso “magico” che la parola fascino contiene), dalle morfologie un po’ arcane del pittore ascolano, da quei personaggi immaginari che sembrano provenire anche dal mondo insondabile della fiaba: un mondo puro, perché innocente, che si identifica pienamente con il sogno. Soprattutto con quello ad occhi aperti.
Dicembre 2005

