Torino –Testo critico inviato a Gaetano Carboni

Uno spazio virtuale riempito di sogni è quanto ci dà Gaetano Carboni in quest’ultima mostra. Nato in una terra dove la dimensione della contemplazione è tuttora valida, dove l’onda della trasformazione tecnologica batte sì, ma ancora senza un ritmo sconvolgente, tanto da poterla ritenere amica del suo tempo nuovo, Gaetano Carboni crede alla possibilità di una sistemazione del passato immaginifico e creativo dell’uomo, in una dimensione dilatata ma tuttora abitabile, in un’eccezione lirica di ogni conquista umana, trasmissibile come un dono prezioso ad ogni abitante della terra.
(….) La mostra recente di Torino …. aveva stabilito per così dire un punto fermo della produzione di Carboni, mostrandone via via la linea di sviluppo dall’impronta culturale del secondo futurismo per approdare a un surrealismo, dove lo stampo liciniano si dilatava, perdeva la sua simbologia intimista per diventare luogo fisico e dominio di qualsiasi presenza umana. Quest’ultima produzione di Carboni invece tende a superare lo spazio percettivo ancora arcaico della tela, per disporsi nella visione tridimensionale che ci è propria. E tuttavia sono ancora disposto a parlare di “spazio virtuale”, perché questa ulteriore dilatazione del lavoro di Carboni resta in chiave magica e personale, con i quadri nascenti dalle sorgenti inquietanti, dalle bolle cerebrali a luce intermittente, sospesi a mezz’aria, mentre sul muro e dal soffitto scendono le forme immaginifiche a sottolineare la portata di quella che rimane una vasta allegoria per chi abbia ancora il dono di immaginazione.
Dicembre 1969
