
perdona la mia piccola innocente bugia. Se ti avessi detto che stavo dormendo, ci saresti rimasto male, però era vero. Tu pure mi telefoni all’alba!
Insonnolito ho risposto sempre sì alle tue martellanti domande. Mentre facevo calazione, ho riorganizzato i miei pensieri e ho messo a fuoco la tua richiesta di scrivere due righe per questo volume antologico.
La proposta mi ha fatto molto piacere, ma non ti nascondo che mi ha meravigliato.
Gaetano, c’è tanto da dire sulla tua intensa attività artistica, ma io non sono né pittore, né critico d’arte.
Sono, e me ne rallegro, tuo vecchio amico, accomunato dalla passione e dalle stesse affinità elettive per l’Arte. Ho sempre ammirato il tuo coerente percorso pittorico e la tua poetica.
Come non ricordare i tuoi inizi, la prima mostra al Palazzetto Longobardo, il ‘Gruppo Nuove Proposte’, il mitico ’Otto G’, di cui mi onoro d’essere stato, io non pittore, il Presidente, e i locali di via Ceci con l’assillante problema dell’affitto e delle spese di gestione?
Le animatissime, ma costruttive discussioni con Diego Pierpaoli, Nazza, Franco Testa, Claudio D’Angelo, Mimì Tosti, Paolo Riccitelli, Marisa Korzeniecky, Luciana Nespeca, e altri amici, per la scelta degli Artisti da invitare?
Il mio appassionato impegno nella progettazione e realizzazione grafica di locandine e di cataloghi sperimentali. Ero sempre alla ricerca di soluzioni innovative. Abbiamo organizzato insieme grandi eventi: le due Biennali d’Arte Moderna, la Retrospettiva su Ernesto Ercolani, l’Avanguardia in Italia, numerose mostre. Memorabili quelle sul Futurismo e su Osvaldo Licini.
Quanti lo conoscevano in quegli anni? Eravamo aperti al nuovo. Non si discuteva solo di pittura, ma anche di musica, soprattutto di jazz, che ostinatamente cercavo di farvi conoscere e apprezzare. Vi parlavo di grandi Maestri: Armstrong, Ellington, Parker, Davis, Coltrane, Evans.
E voi: Che palle, Sergio, co’ ‘sto gezze! E il più ostico eri tu, Gaetano. Indimenticabili i nostri incontri serali con Nino Anastasi, Betto Bustini, Arnaldo Marcolini nella benemerita Galleria Rosati, le animate litigate con Claudio, audace sostenitore di nuovi talenti e delle Avanguardie.
Ma ci univano i sogni. E sicuri che tra ricerca- azione e immaginazione ci sia un nesso, che ci guida nel ‘viaggio’, e che per una sete inappagata ci trascina ‘altrove’, continuavamo a coltivare tenacemente il grande sogno, che un’alba nuova si affacciasse all’orizzonte per illuminare e scuotere l’oscurantismo e l’immobilismo della nostra bella città.
Forse lasciamo una traccia significativa nel tessuto culturale dell’amata Ascoli. E tu, caro Gaetano, sei sempre uno dei protagonisti.
Il tuo amico Sergio D’Auria
