
Sembra strano trovarci a festeggiare con questa pubblicazione le ottanta primavere di Gaetano Carboni, al quale mi lega una frequentazione ormai trentennale che risale al periodo in cui insegnavamo agli allievi del Corso per Restauratori di Opere d’Arte, finanziato dalla Comunità Europea ad Ascoli Piceno agli inizi degli anni ottanta: strano perché i decenni trascorsi da allora, che pure sono passati lievi sul fisico del pittore, non hanno minimamente intaccato la sua vena artistica che ha mantenuto intatte la freschezza
e la vivacità, sempre alimentate dal desiderio di conoscere che caratterizza soprattutto vezzo senile, come il bastone con il quale accompagna il suo camminare per le rue di Ascoli, niente di vecchio e di obsoleto si nota nelle sue opere più recenti. I profeti che galleggiano nel cielo di Ascoli, Sant’Emidio che protende le lunghe braccia a difesa della sua città d’adozione hanno l’aspetto trasognato e incantevole delle opere degli anni migliori e coniugano in una felice sintesi le varie tappe del percorso di Carboni che Floriano
De Santi ha ricostruito in questo volume con l’acume che contraddistingue i suoi interventi critici, ma anche con l’affetto che scaturisce da una lunga consuetudine con il maestro ascolano.
Talvolta Carboni si lascia andare con me a sconfortate riflessioni, soprattutto quando le iniziative espositive dedicate a qualche artista marchigiano che abbia avuto l’opportunità di farsi conoscere fuori dalle mura cittadine vengono reclamizzate sulle pagine dei quotidiani nazionali e nelle rubriche televisive
al pari di altri grandi eventi mediatici, tarscurando invece l’opera di chi ha scelto di rimanere in patria, ma tuttavia ha ottenuto importanti riconoscimenti e partecipato, come Carboni, a qualificate e selettive rassegne artistiche.
La qualità e la serietà con cui egli ha condotto negli anni il proprio lavoro di ricerca interiore nel chiuso mondo dello studio del centro storico di Ascoli Piceno non gli hanno forse dato la visibilità effimera
perseguita tenacemente da altri artisti, nè la sua vita regolata sui ritmi dell’insegnamento e del lavoro in bottega gli ha consentito di approdare alla notorietà mediatica che soltanto un comportamento eccentrico e stralunato sembra concedere agli artisti.
Altri, e ben più durevoli, sono invece i meriti che Carboni ha acquisito con il suo lavoro certosino ed appartato, cosicchè superata la soglia delle ottanta primavere può ancora vantarsi di saper vivere come un giovane e come un giovane ancora sperimentare nuovi approdi per la sua arte.
