Mostra al caffè “San Marco” in piazza del popolo ..
…Conoscevamo l’opera del giovane pittore, da poco tempo portata al giudizio pubblico (se non andiamo errati si presentò inizialmente alla Collettiva Nazionale di S. Benedetto del Tronto), che ci dava la portata delle sue possibilità, pur legata ancora ad un calligrafismo di tradizione scolastica, ma non potevamo prevedere in così breve lasso di tempo una maturità tanto felice quanto valida sul piano assoluto dell’arte. Letteralmente abbiamo scoperto oggi il Carboni pittore. I suoi colori vivi, le sue composizioni equilibrate, il movimento dei suoi volumi plastici. A nostro avviso, l’opera che maggiormente si illumina tra le 22 da lui presentate, è quel “Giardino di
Cosmi” che da il pieno delle sue possibilità pittoriche. Certi accostamenti di improvvisi giallo-luce uniti alla mestizia di viola in ombra, la profondità dei piani perfettamente articolati, rendono compiuta la tela di una forza coloristica oltre che compositivo…
Ascoli P. da “Il Resto del Carlino”, Giugno 1956
Carlo Paci
…Carboni non è evidentemente un istintivo; la sua pittura risente di una certa influenza culturale, che partendo dall’impressionismo giunge all’espressionismo nordico, assimilata in maggior misura negli aspetti formali che non in quelli contenutistici. Ne risulta, talvolta, una concitata e convulsa disposizione, sulla tela, di elementi pittorici, che rappresenta peraltro un caratteristico fare espressivo. L’uso di una tavolozza assai elaborata e giocata su toni cupi, anche se caldi, il disegno fortemente marcato nel quale la linea sinuosa predomina su quella angolosa, il taglio della composizione, che nei paesaggi poco o nulla concede alle campiture aeree, indubbiamente caratterizzano in senso espressionistico la sua pittura, evocando suggestioni vangoghiane, ma soprattutto di Munch e di Macke…
Ascoli P. da “Il Messaggero”, Giugno 1963
Carlo Melloni
… Carboni è più elaborato, più prezioso: tenta, attraverso finte prospettive e inserti di collage, di costruire un mondo fantastico dominato da un dinamismo che ricorda alla lontana certi quadri futuristi. Alcuni suoi brani, con screziature materiche e suggestivi incastri, sono senz’altro di bell’effetto.
…Nel complesso occorre dire che, pur con tutte le pecche di un gusto manieristico, la mostra è interessante e tra le più stimolanti di questi ultimi tempi.
Venezia “Il Gazzettino di Venezia”, Aprile 1966
Enrico Buda
…il colore accentua il carattere d’invenzione tra il surreale e il metafisico.
Milano – da una lettera inviata a Gaetano Carboni, Maggio
1967
Marco Valsecchi

Dopo l’iniziale, lungo tirocinio figurativo di intonazione espressionista e le successive esperienze materiche informali, Carboni, per superare i traumi che, al pari di tantissimi artisti del suo tempo, ha subito al contatto con la civiltà dei consumi, affida oggi ad una pittura di derivazione astratto-surrealista (non aliena, peraltro, da cadute neofigurative) la formulazione ideografica della sua dilacerante e, per certi aspetti, contraddittoria ricerca dialettica.
Dico questo perché Carboni, con una operazione di mimesi non infrequente nel panorama artistico attuale, maschera con una iconografia apparentemente ludica il senso di smarrimento che è all’origine dei
suoi dubbi, che sono poi quelli dell’uomo contemporaneo alle prese con l’era tecnologica.
… Carboni afferma che il suo discorso, espresso talora in forma di “realismo magico” e talaltra con “suggestioni oniriche”, è “sempre connesso con le cose circostanti, con il mondo del presente, concepito come continuo divenire”.
Urbino-Testo critico da catalogo Galleria “dell’Aquilone”,
Novembre 1968.
Carlo Melloni
… il suo problema è sempre quello di dare evidenza ad aspetti visionari, forse onirici, e vi entra quindi una componente di carattere letterario; non si può, negare che i suoi dipinti non manchino di efficacia ed agiscono con una certa forza di persuasione…
Venezia – da una lettera inviata a Gaetano Carboni,
Gennaio 1969
Umbro Apollonio
A tutt’oggi può stupire che, con tanti happening di immagini eidetiche a disposizione dei massmedia,
quali la televisione (“environment sinestetico”), la radio (“visualizzazione auditiva”), la stampa (“langue radiante”) ecc., possano esistere artisti ormai maturi e di sicura personalità la cui fama resti relegata nel giro di quelle poche persone che sono i cosiddetti “specialisti”.
Segnalati a tempo e forse mai studiati a fondo dalla critica moderna, il loro nome non è arrivato all’orecchio della gente comune. Il pittore ascolano Gaetano Carboni è nel numero di questi artisti rimasti nell’ombra. Eppure, ripeto, già dal 1955 ebbe dalla “Biennale” di S. Benedetto del Tronto un valido riconoscimento; nel 1960 fu tra i pittori della “nuova generazione marchigiana” che meglio si distinse per verve fantastique, carica di idee e di immagini, nel famoso “Premio Marche”. C’erano in lui un impulso, un’energia lirica, un controllo razionale di suggestioni oniriche che domandavano qualcosa di diverso dal puro esercizio di “archipittura”. …
Torino – Testo critico da Catalogo Galleria “Il Punto”, Ottobre 1969
Floriano De Santi
Floriano De Santi, che presenta la mostra di Gaetano Carboni alla Galleria “Il Punto”, via Principe Amedeo 1, non ha torto nel lamentare una certa misura di ingiustizia nei riguardi di artisti, che, pur “segnalati a tempo ma forse mai studiati a fondo dalla critica” non arrivano all’orecchio della gente comune. Nel caso di Carboni, nato nel 1928 ad Ascoli Piceno, il lamento è calzante, giacché dal 1960 egli ha preso parte a mostre di rilievo come il “Premio Marche”, sempre riconosciuto come pittore intrigante, carico di “verve” fantastica, felicemente bilicato, sul piano della rappresentazione pittorica, tra realtà e immaginazione, sostenuta, questa da una cultura non comune. Carboni crede infatti nell’assoluto della pittura, come Scipione, Licini, Bartolini, marchigiani come lui, credevano nell’assoluto poetico della finzione pittorica, quasi che in loro continuasse a balenare un’intuizione leopardiana dell’infinito. L’infinito, come spazio o entità, in cui tutto può ancora accadere, è il riferimento costante dell’immaginazione formale e poetica di Gaetano Carboni. Entro quello spazio, o entità, presenze nuove prendono corpo e colore, iniziano un loro movimento affatto inedito e perciò tanto più misterioso. La Amalassunte e gli angeli ribelli di Licini fanno parte del medesimo universo in cui si generano le libellule, le lune, le comete ed i profili scattanti ma ambigui di
Carboni.
Torino – da “Gazzetta del Popolo”, Ottobre 1969
Luigi Carluccio
… Ricordiamo Gaetano Carboni, il “biomorfismo” del quale sembra dare nuovo spicco alle ambiguità del surrealismo.
Torino – da una lettera inviata a Gaetano Carboni,
Novembre 1969
Angelo Dragone
… Uno spazio virtuale riempito di sogni è quanto ci dà Gaetano Carboni in quest’ultima mostra. Nato in una terra dove la dimensione della contemplazione è tuttora valida, dove l’onda della trasformazione tecnologica batte sì, ma ancora senza un ritmo sconvolgente, tanto da poterla ritenere amica nel suo tempo nuovo, Gaetano Carboni crede alla possibilità di una sistemazione del passato immaginifico e creativo dell’uomo, in una dimensione dilatata ma tuttora abitabile, in un’accezione lirica di ogni nuova conquista umana, trasmissibile come un dono prezioso ad ogni abitante della terra. Una fede la sua che si vorrebbe condividere, tesa com’è ad accomunare l’antico e il nuovo, l’uomo della stanza dei bottoni e “il pastore errante dell’Asia”, attraverso le volute e le spirali colorate di una sensibilità cosmica e religiosa ad un tempo…
Torino – da Testo critico inviato a Gaetano Carboni,
Dicembre 1969
Aldo Passoni
… Gaetano Carboni ha esposto nelle sale della galleria “2000”. “Il suo problema” scriveva Umbro Apollonio nel gennaio del ’69 “è sempre quello di dare evidenza ad aspetti visionari, forse onirici, e vi entra quindi una componente di carattere letterario…”. Anche nell’ultimissima produzione il problema di Carboni è rimasto immutato, ma in progressione analitica sembra la prospettiva lungo cui si coordina il discorso: il quale ha assunto inusitate dimensioni di magia, e un nervosismo devoluto ad un fine ingannevole del gioco, che finisce con il produrre continue sospensioni di tempo, o comunque itinerari irridenti, capaci di rinnovare disinganni programmati tra il conscio e l’inconscio. Le sale predisposte dall’autore sono abitate da forme immobili, sulle quali si inseriscono pannelli di pittura, sostenuti da
bracci rotanti; le basi ricordano la forma di un tamburo, ma, cilindriche e luminose, contribuiscono all’allucinazione che invade gli spazi e che si finisce col respirare nell’aria.
Bologna – da “il Giornale d’Italia”, Luglio 1970
Giorgio Cortenova
La ricerca che Gaetano Carboni viene conducendo da diversi anni, come ha avuto occasione di mostrarmi a più riprese, ha un denominatore molto chiaro: un’accentuata immaginazione fantastica e direi quasi surreale, pensando però piuttosto a quel particolare “parasurrealismo” che fu del Secondo Futurismo
Italiano (che identificai io stesso una quindicina d’anni fa per modo di “arte fantastica”), che non alle fonti più schiette del Surrealismo storico. Così l’evidente metamorfismo che promuove la surrealtà della sua immaginazione mi sembra si riconnetta proprio ad una certa radice cosmica, che consuona con l’”idealismo cosmico” prampoliniano, dico come dimensione immaginativa, particolarmente. Questo per autenticare una estrazione non di riporto, bensì di spontaneo riferimento ad una matrice culturale propria. Perché l’originalità del suo lavoro (e di qui anche la sua qualità indubbiamente assai notevole) viene proprio dall’essere maturato in modo culturalmente consapevole certo, e tuttavia sostanzialmente autonomo: voglio dire inseguendo piuttosto una propria vena immaginativa, di immaginazione cosmogonia esattamente – se non erro -, che non modelli culturali distanti e meditati a freddo. Ecco perché in fondo la sua ricerca costituisce un certo “caso”, nella sua autonomia appunto, e in quel tanto di suo isolamento dal quale esprime tutta la forza della propria convinzione.
E Carboni può allora dipanare un discorso articolato, che però appunto verte su certe ragioni generali della realtà del nostro mondo, della sua proiezione in quanto civiltà moderna, in una dimensione appunto di spiritualismo cosmico.
Brescia – Testo critico da Catalogo Galleria “San Michele”,
Maggio 1972
Enrico Crispolti

… “L’originalità del lavoro di Carboni – scrive Crispolti – viene proprio dall’essere maturato in modo culturalmente consapevole, e tuttavia sostanzialmente autonomo”. E forse è il caso di dire che le cose migliori di Carboni sono proprio quelle nelle quali s’attenua la presenza di certi moduli parafuturistici e prevale un più chiaro, risolto impianto di ispirazione simbolistica, percorso da sottili, garbate venature surrealistiche. Nel Giardino per esempio: dove la felicità coloristica e lo stacco dei piani e delle prospettive, articolano il profilo di una fiaba sottilmente ambigua, come di un Eden malizioso, affascinante e inquinato al tempo stesso. Ne emana un vago sentore di Art Nouveau, ch’è forse l’atmosfera più consona al groppo problematico di Carboni, e che certo apre davanti al suo racconto pittorico spazi più liberi dall’artificio intellettualistico, velleitario ch’è al fondo di tutte le “macchinazioni”, materiali o spirituali, del futurismo.
Brescia – da “Il Giornale di Brescia”,
Giugno 1972
Elvira Cassa Salvi
… Carboni dipinge immagini della natura (boccioli, steli, farfalle, astri) con ritmi stilizzati ed avvolgenti, colori distesi di risonanza simbolista: un curioso impasto che rinvia in qualche modo sì al Secondo Futurismo (Depero, Fillia, per intenderci) come suggerisce Crispolti; ma più specificamente all’ultimo libertì, quello intorno agli anni Venti…
Bari-Testo critico da “Gazzetta del Mezzogiorno”, Luglio 1972
Pietro Marino
… Già noto come pittore, ora Gaetano Carboni si rivela incisore preciso e forbito, benché in effetti abbia avuto sin dall’inizio della sua attività una spiccata tendenza per le tecniche incisorie. Sta di fatto che le sue recenti “stampe” fluiscono sul ritmo della tela e la sua nuance è talmente suggestiva di baleni e di cadenze policrome che i “fogli” d’invenzione grafica non possono non direttamente venire da quell’idea pittorica, voglio dire che non sono commento figurato, ma appartengono alla stessa sostanza delle sue accensioni poetiche. Il disegno sottile (“puntasecca”), il tono poroso delle zone d’ombra (“acquatinta”) ed i larghi bianchi aiutano sensibilmente l’espressione di questo suo singolare mondo interiore: grandi “spazi cosmici” dove l’esistenza si organizza e cresce in pianeti incandescenti; “spaccati della terra” che diventano evidenze di segrete fabbriche antropomorfe, con figure che partecipano d’innumerevoli forme umane, animali e vegetali che sembrano rifluire come un’acqua da remoti confini. L’insieme delle incisioni – raccolte da una cartella, che s’intitola Un giardino per Icaro – conferma la grande naturalezza di Carboni nell’immaginare il microcosmo della vita; la realtà del mondo ci viene resa nella grafica attraverso il filtro dell’emotività cromatica, che scandisce e dilata le vibrazioni di avvertire la solennità di un messaggio biblico: forse più semplicemente un orizzonte di approdo che si ritrae in una spazialità sempre più fonda.
Brescia – Cartella grafica “Un giardino per Icaro”, Dicembre 1973
Floriano De Santi
… in questo giardino… si leggono bene le intenzioni e i progetti di Carboni: la sua voluta e splendida “ambiguità”, la sua incorruttibile tensione ideologica e la sua instancabile ricerca di un’esaltante simbiosi di lirismo e di “canti orfici”. Idoli, mostri, galassie, pianeti, fantasmi e atomi…
Ed è difficile dire se, qui, siamo di fronte ad una genesi vera e propria o ad un’apocalisse, a un’allegoria o a una folgorazione…
Firenze-da “Il Giornale d’Italia”, Gennaio 1973
Corrado Marsan
… Carboni punta al mondo che sta “sopra di noi”, dando spessore plastico nelle sue prove migliori alle sue fantasie cosmiche con le quali cerca di penetrare nelle pieghe dell’ipotizzato mondo al di “sopra di noi”, che egli vorrebbe abitabile e transitabile fino a raffigurarlo come possibile paesaggio anche urbanistico…
Roma – “La Realtà del Fantastico”, Febbraio 1975
Giorgio Di Genova
… Attraverso anni e opere, Carboni è giunto a confrontarsi con l’esigenza di una più pacata omunicabilità, e a trovarla nel raffreddamento dell’elemento drammatico e fantastico, anche se la fisiologia più terrestre e familiare, più calda di affetti, che ora si ricompone in queste recenti pagine, mantiene un rapporto logico all’interno della sua cultura e della sua ricerca. Anche le “cose” note si fanno presenti nella forma onirica. La loro apparizione attesta sempre una tensione cosmica, anche nel ritmo più pacato, pausato.
Anche per l’“ultima oasi” esplorata da Carboni, non vanno dimenticate, insomma, le intenzioni “parassurealistiche” (già avvistate da Crispolti), ora rilevate da disposizioni grafico-plastici che tengono a sottolineare la leggerezza spettrale dell’immagine, come fosse semovente Su uno schermo: Il pittore avverte la mutata coscienza e tecnica della “visione del mondo”. È il carattere singolare che da sempre ha contrassegnato la pittura di Carboni, in cui si sono incrociate emozionalità e lucidità metafisica, con risultati linguistici complessi nella sua precedente proiezione caleidoscopica. Vi si articolavano già anatomie concrete di immagini astratte, con cui il “secondo futurismo” definiva una ricerca “bioplastica”, già accorta del linguaggio dei mass media e, al tempo stesso, interessata alla scienza e fantascienza cosmica. Aspetti che Carboni evocava nella concitazione dinamico-ottica dei dipinti intarsiati di masse-forza, costruiti come “paesaggi” trapassati da raggi luminosi e densi, tendini e spettri architettonici in cui si alterava anche la presenza, il respiro delle cose…
Cremona – Testimonianze, Marzo 1975
Elda Fezzi
… Tra le presenze più vere del nostro secolo è da annoverare senz’altro la presenza surreale: un modo incisivo di fuggire alla retorica della situazione espressionista, un modo compositivo di ricollegarci a lontane matrici di simboli e di linguaggi più comprensibili (al di là della comprensibilità “apparente” della situazione narrata in termini iconografici). Per questo Carboni, pur restando federale al “racconto” modifica i personaggi, codificando in alcuni elementi il suo modo di narrare: e sono quei grumi vegetali, i paraventi o le sfere, emblematiche presenze che giocano il ruolo dei protagonisti/narratori delle sue storie… Dietro questo procedere, apparentemente lineare, ritroviamo un’infinita gamma di contraddizioni: sono le contraddizioni del nostro Mostra ‘Ultima Oasi’ nella galleria Lo Spazio di Brescia, 1973, l’artista con il critico Floriano De Santi e il pittore Rinaldi essere, le contraddizioni di un rapporto tra realtà e fantasia dove la censura è stata volutamente eliminata, quasi come in un brusco risveglio quando continuano a vivere da svegli la realtà del mondo onirico…
Brescia – Testimonianze, Aprile 1975
Mauro Corradini

… I faccioni semiseri, dai grandi occhi a mandorla, come nelle prime illustrazioni dei romanzi di Giulio Verne, sono protagonisti di un’infantile favola orientale. Creature tristi, come d’altra parte lo erano le sue precedenti, ostentano, con delicato gesto, margherite spaziali e sembrano lanciare messaggi di pace, di comprensione, d’amore. Questi aquiloni lunari, geometrica sintesi figurale, si avviano ad una dissoluzione astratta, ma conservano una dolce familiarità. Hanno scelto la purezza delle profondità sideree per una fuga dall’angosciante realtà e librarsi nell’incanto fiabesco degli infiniti meandri dell’immaginazione…
S. Benedetto del Tronto – Catalogo “Ricerche 1965-1985”
Scuola Piacentini, Giugno 1984
Cesare Caselli
… Carboni ci parla di Icaro, ma quella che certamente è stata ed è ancora la più bella favola dell’antichità, che ha fatto sognare uomini e generazioni su generazioni, non è forse ancora la favola di tutti noi? Quella libertà mai assolutamente espressa, quel sognare gli aquiloni, quel desiderio inconscio e al contempo quella paura del volo – cosa innaturale riservata agli uccelli e forse agli angeli – quella libertà ripetiamolo che Carboni ama e a cui anela… ma allora quella mano, quel sottile filo, quel trapezio volante su cui si poggia la figura, quelle costruzioni perilliane, quelle teste che si staccano da un corpo che è nello spazio come una Amalassunta di Licini, ma che al corpo sovente sono legate da un esile lembo di pelle? Una libertà che non è totale come non poteva essere totale il volo di Icaro; troppo esile e molle la cera per non essere distrutta dai raggi del sole cocente, troppo lontano il volo di Icaro, troppo assolutamente incerta la libertà. Solo il “sogno” può essere vero; e queste opere dettano proprio queste cose; un sogno è sempre vero anche quando è finito, resta per l’eternità; come una immagine inventata dalla mente, libera perché nemmeno un dittatore potrà censurarla per oscena o ricca di vilipendio che sia…
Macerata – “Pinacoteca Comunale”, Settembre 1984
Goffredo Binni
… ad Ascoli Piceno nella prima metà del Sessanta Gaetano Carboni avvia un discorso di fantasie che dapprima s’affida a un microcosmo di larve antropomorfiche che nel loro sviluppo progressivo si fanno ambigue figurazioni cosmiche. A primo acchito si pensa al lirismo “volante” e alla archipittura di Licini, ma poi ci si avvede che Carboni è tutto proteso a dinamiche da Secondo Futurismo e a precisi valori plastici, quest’ultimi così prepotenti da aver spinto poi il pittore a trasferire le sue visionarie immagini fuori del quadro, affidandole a supporti ondulati, ora fissati con perni su basi a forma di parallelepipedo ed ora su sagome alate pendenti dal soffitto, in modo che il volo dei suoi “Icari” onirici fosse concretizzato nel “volo” degli elementi, ed in altri casi a creare vere e proprie invasioni pittoscultoree dello spazio reale…
Bologna – “Storia dell’Arte Italiana del 900-generazione anni
‘20”, Novembre 1991
Giorgio Di Genova
… Gaetano Carboni in questo momento – sia nella sua produzione grafica sia in quella pittorica – sta attraversando un periodo di estrema raffinatezza formale. I dosaggi dei colori, la severa regolarità con cui vengono ripartite le superfici pur sempre ricollegandosi alle precedenti esperienze, trovano adesso una maggiore intensità di ritmi dinamici, una più sottile compenetrazione delle zone che si dispongono senza stridori e senza eccessivi contrasti, secondo decantazioni di toni e preziosismi di velature. Poiché alla base della sua ricerca iconica, oltre al desiderio di opporsi ad un certo modo di fare pittura, c’è l’idea filosofico – spirituale di cambiare il sistema conoscitivo di ridefinire il mondo, ecco che le sue cifre astrali diventano una mimesi della cosmogonia. Restano sospesi in un cielo metafisico tracce di pensieri, “arabeschi o giochi di forme totemiche” che si portano via, sensazioni, intuizioni liriche, sogni e fantasmi…
Ascoli P.- “La fantasiosa cosmogonia” dalla Civica Galleria
d’Arte Contemporanea, Febbraio 1992
Floriano De Santi
… Gaetano Carboni ha valicato i confini della pittura etnica e del formalismo accademico fin dagli anni giovanili, dopo aver lasciato le Marche per completare gli studi all’Accademia di Belle Arti di Roma. Incisore, pittore e scultore, Carboni, si apostrofa fantastico per il cromatismo altamente lirico e per i valori formali sospesi tra allusione, simbolismo e percorsi della memoria. Dopo l’esperienze del “tachisme”, approfondisce la scuola di Fautrier, rivisita la grande lezione di Licini. Vive le stagioni del razionalismo geometrico, dell’enigmatismo totemico, del lirismo fantastico, della mitologia primigenia; passa alla fase delle installazione con sculturestruttura- pittura e alla poetica del naturalismo surreal-fantastico. Dalla fine degli anni Ottanta si segnala con la serie delle “presenze”: una sorta di filosofia dei suoi viaggi mistici dove il pensiero si muta in emozione, diventa simbolo, sogno, archetipo di desiderio di conoscenza del “Paradiso perduto”. E si fa presenza…
Ancona – “IterArt”, Maggio 1994
Salvatore Di Bartolomeo
… nella mia solita visita settimanale in libreria ho avuto il piacere di vederle e consiglio a tutti di farci un salto perché Carboni è cresciuto davvero, quasi “arrivato” se così si può dire di uno che ha cercato sempre e cerca ancora, come fanno tutti gli artisti moderni… Ho compreso che la sua smania onirica e no, le sue inserzioni di bottoni che richiamano le stile “Dada”, le sue tavolette sagomate e vivacemente colorate, sorrette da asticelle di metallo e con basi a forma di parallelepipedo di plexiglas, sono un esperimento infinito della sua arte fantastica, sospesa tra memorie, allusioni e simboli con richiami al passato (soprattutto brandelli di mani e frammenti di piedi ossuti). Lui non si è ripiegato mai su se stesso,appagato: crea sempre cose nuove, tenendo attentamente l’occhio indietro, con felicità e grazia. Non ha copiato mai nessuno né Burri (facendo forse l’opera sua giovanile più bella) né Licini, né Tanguy, né Tapis, né Mirò, né Matta ed altri celebri artisti moderni invocati: ha creato in silenzio, badando solo a quello che il suo animo e i suoi sogni gli “dettavano dentro”…
Ascoli P. – “Corriere Adriatico”, Agosto 1994
Marco Scatasta

e la gallerista Pomianowa
consueto volto ovale obliquo, illuminato da un solo occhio, di vaga ascendenza dadaista. Come ha acutamente osservato Enrico Crispolti, l’opera di Carboni è assimilabile a quel particolare “parassurrealismo”, dotato di una fantasia più spigliata e libera che non il Surrealismo storico, che fu praticato anche dal Secondo Futurismo italiano. Un artista solitario, appartato e, per questo indipendente e autonomo, che riesce tuttavia a guardare oltre gli angusti confini marchigiani come i suoi colleghi, da Scipione a Licini…
Fermo, Palazzo dei Priori – “Enigmi”, Marzo 1997
Enrica Torelli Landini
… La formazione e l’evoluzione della personalità di Gaetano Carboni, pittore e incisore ben noto, da anni operante nelle Marche sono state poste in luce adeguatamente dalla critica più avvertita, che ne ha acclarato la rilevanza. Istruito in senso europeo, attento agli accadimenti salienti del nostro tempo, ha instaurato un suo dialogare con particolare sottigliezza in un ordine tra il mentale e il lirico, animato da un’intensa spiritualità. Nelle sue tele e nelle incisioni condotte con sapienza, si articolano complesse immagini allusive, dalla vivida carica emotiva, che a volte come fantasiosi aquiloni trattenuti da fili sottili, si librano in ampie quinte di cielo, commiste a forme argomentate con esattezza, o con immediatezza, “l’arabesco della passione”, secondo quanto rimarca Focillon. Si ricordino, segnatamente, le serie delle presenze, e dei giardini dell’eden, e i totem, che riscoprono anche il suo interesse per le scultura: un complesso organico di figurazioni sospeso tra misura e evasione, argomento attraverso un’indagine meditata e un commosso stupore. Un mondo, quello di Carboni, in indistinto dalla immaginazione e dal sogno, che negli intendimenti si allinea agli ideali del Sassetta e di Giovanni di Paolo…
Ascoli P., Palazzo dei Capitani – “Dal mito alla favola”, Marzo 1998
Luigi Dania
… È sempre in preda al silenzio ed alla meditazione, Gaetano Carboni, quasi la sua città natale era riuscita ad avvolgerlo radicalmente nello scandaglio introspettivo del medioevo, ed è la sua terra un humus culturale che mai lo abbandona nella sua ricerca pittorica e grafica, fatta di altissima perizia tecnica e di eccellente magistero linguistico. Direi che tendenzialmente Carboni è grafico anche nella vasta produzione pittorica, grazie ad una manualità certosina ed alla geniale calligrafia. Mi è capitato spesso di ammirare i fogli all’acquaforte di questo illustre maestro dell’arte contemporanea: non sono stato distratto dallo loro pregnanza narrativa (cicli stupendi sono stati dedicati ad Agamennone), essendo prepotente la componente lirica, sicché l’emozione per una fine e gioiosa atmosfera d’incantamento sempre prevale sul racconto…
Ascoli P., Palazzo dei Capitani – “Dal mito alla favola”, Marzo 1998
Leo Strozzieri

il critico Leo Strozzieri
… Qualcosa come cinque lustri or sono, concludevano alcune riflessioni sulla ricerca pittorica di Gaetano Carboni, facendo un’esplicita citazione di quel suo Icaro preso a pretesto e quale tramite dell’irrealtà come memoria del reale, riconsegnandogli un particolare ruolo ed una particolare emblematicità in quella che individuavamo essere la “ricerca continua di noi stessi”, ben oltre Torre dei Passeri (Pescara) – Museo Bellonzi, 1995, l’artista con il critico Leo Strozzieri 137 ogni contraddizione possibile e manifesta. E proprio questo sottile fil rouge declinato nella direzione del “mito” ce lo ripropone oggi – ma non ne avevamo perduto le tracce nello scorrere del tempo – nel nome e nel segno di un altro personaggio, ben oltre il suo ruolo e la sua significazione. Ci riferiamo ad Agamennone, il figlio di Atreo visto non come guerriero e capo supremo dei Greci nella guerra di Troia, ma quale personaggio nobile che continua il tragitto di Icaro dibattendosi tra le medesime antinomie…
Ascoli P., Palazzo dei Capitani – “Dal mito alla favola”, Marzo 1998
Toti Carpentieri
… Nell’opera presentata, l’ampiezza del cielo diventa il simbolo dell’infinito che si mette in contrapposizione con la terra, terra rappresentata in maniera geometrica e quindi non tanto primordiale ma già organizzata, proprio come la geometria della nostra terra marchigiana. Gli elementi figurali sono diventa il simbolo dell’infinito che si mette in contrapposizione con la terra, terra altamente simbolici e anche la loro collocazione, con un elemento predominante rispetto agli altri, dà movimento al cielo, dove, nel suo distacco astrale, la luna rimanda al dramma dell’Apocalisse. L’opera, realizzata con molta preziosità, è compositivamente originale e mette in evidenza la perizia tecnica dell’Artista, espressa nell’organizzazione dei colori e nella pittura alquanto elaborata, pittura che esprime un simbolismo totemico, onirico, a riconferma della sua visionarietà, molto prossima al lirismo liciniano…
Iesi – “Biblia Pauperum”, Dicembre 1999
Sandro Pazzi
… Ricordiamo che il 71enne Carboni opera dagli anni cinquanta. Ha al suo attivo un nutrito curriculum di mostre personali e collettive. Tre anni fa il critico De Santi venne ad Ascoli per presentare alla Galleria Rosati il suo libro-opera “Agamennone”. La sua pittura è caratterizzata da una figurazione spaziale e surreale. Non a caso è stato incluso nella seconda sezione di quest’ultima Quadriennale dove esporrà quattro dipinti degli ultimi due anni. L’artista ascolano, che si dedica da tempo anche alla scultura, vede legittimate le sue aspettative anche in considerazione del fatto che era stato già invitato in una edizione di qualche anno fa alla rassegna romana mai realizzata per sopraggiunte questioni giuridico amministrative. Carboni è l’unico rappresentante del Piceno…
Ascoli P., “Corriere Adriatico”, Marzo 1999
Luciano Marucci
… Le enigmatiche figure che animano l’immaginario di Carboni, rivelano il percorso compiuto dall’artista ascolano, il suo salto dall’invenzione alla visione. Sembrano infatti provenire dalla irrealtà del sogno, dove non si danno risposte, ma ove si incontrano profili enigmatici senza nome, che arridono al fascino di lontane memorie…
Saragozza (Spagna) – “Incisiori Italiani Contemporanei”, Novembre 2000
Bruno Ceci

il giornalista Oliviero Bea e l’amico Piero Luzi
… La trafila dei capitoli e delle fasi di tutta la vicenda di ricerca di Carboni è ormai ben nota e definita in senso critico e storiografico, ma l’esistere di una sequenza e di una scansione in capitoli non scalfisce un’impressione generale di unitarietà derivante proprio dalla consistenza motivazionale. L’analisi che Carboni conduce non è solo psicologica o sociologica ma esistenziale anche sul versante religioso e spirituale: Icaro, Agamennone, i “Poeti” degli anni Sessanta, gli attuali “Profeti del 2000” sono personificazioni di un’ansia che Carboni avverte in tal senso. Direi che nelle forme più recenti la geometria interviene a formalizzare anche un richiamo di oggettività, a semplificare ulteriormente, a sfoltire ed essenzializzare la verifica. Una forza di Carboni è proprio questa, di saper privatizzare il suo impegno, l’aspetto drammatico di esso, facendone trapelare ancora il gusto che egli prova nell’arte, il divertimento e il fascino di una ricerca mai povera d’inventiva nel mondo allettante dei colori, delle forme, delle materie. Un’ansia non esternata come tale, ma vissuta con levità e poesia.
Lettera a Gaetano Carboni, Dicembre 2000
Lucio Del Gobbo
Il segno della coerenza In questi cinquanta anni non sono certo mancati a Carboni i riconoscimenti ai quali ogni artista aspira: la partecipazione a mostre personali e collettive in varie città d’Italia, la presenza alla prestigiosa Quadriennale di Roma, la consacrazione della propria opera attraverso recensioni di importanti critici italiani che hanno presentato le sue mostre. A fronte di tanti allori raccolti nel corso della sua lunga attività, forse proprio la città di Ascoli, dove Carboni vive e lavora, è stata la più avara di riconoscimenti nei confronti di un maestro che ha sempre operato con un vivo senso dell’impegno e della coerenza. Secondo le possibilità che gli sono state di volta in volta offerte, il pittore ascolano ha molto viaggiato con gli occhi e con la mente, sensibile alle novità che l’arte degli ultimi decenni ha proposto ai suoi adepti ma nel contempo rivelandosi capace di filtrare e di interpretare in modo personale quanto le mode estetiche di turno suggerivano. Il risultato di questa operazione è rappresentato da una sequenza di opere che spaziano dalle immagini di una civiltà, agli albori degli anni cinquanta, con il mito della fabbrica fino a quelle di una società evoluta, piena di contraddizioni ma proiettata verso affascinanti orizzonti tecnologici che non sembrano precludere agli artisti la possibilità di tentare ancora nuove esperienze creative. Lo studio di Carboni in un’antica casa del centro storico ascolano è il luogo che meglio di ogni altro riflette i gusti e le scelte dell’autore; sui ripiani occhieggiano i calchi in gesso delle sculture greco-romane che costituivano il banco di prova per la formazione grafica impartita nelle antiche accademie di pittura ed essi non si trovano a disagio con le più moderne opere dell’artista risolte da raffinate silohuettes campite su fondi compatti. Il Laooconte dei Musei Vaticani convive con gli Agamennoni e con i Profeti dell’ultima generazione, eletti da Carboni a totem della sua arte e del suo pensiero. Percorrendo au rebours mezzo secolo di carriera di Gaetano Carboni, non si può fare a meno di notare quanto impegno creativo e quanta caparbietà abbiano caratterizzato il suo percorso fino da quando egli era un diligente allievo del Saturnino maestro Dino Ferrari che lo introdusse ai segreti dell’arte pittorica, avviandolo nel mondo esclusivo di quanti la praticano: certo l’opera di Carboni testimonia come, contrariamente a quanto si crede, anche operando in una città di provincia si possa essere sintonizzati su una lunghezza d’onda non meno moderna e creativa di quanto sia possibile fare in un più vivace centro artistico. L’importante è lavorare con serietà, senza perdere di vista i valori morali ed ideali che promuovono la creatività artistica.
“Gaetano Carboni – Opera Grafica – 1950 – 2000”, Marzo 2001
Stefano Papetti

‘Carboni Opere Grafiche’, l’artista con il sindaco Piero Celani
e lo storico dell’arte Stefano Papetti, 2001
Gaetano Carboni e l’Arte Sacra
Lo svelarsi della sacralità nell’arte è componente teoretica essenziale allo scopo di fornire un giudizio di merito sulla validità d’una ricerca di pittura o scultura. Questo da sempre, poiché l’opera d’arte in quanto tale deve significare e rappresentare l’anelito dell’uomo verso l’assoluto, quindi la forma privilegiata di smaterializzazione ed elevazione verso i valori spirituali. Nel caso di Gaetano Carboni, indiscusso maestro dell’arte italiana del dopoguerra, il principio suindicato è quanto mai appropriato poiché l’intero suo percorso, che vanta prestigiosi riconoscimenti (ultimo in ordine di tempo la partecipazione alla Quadriennale di Roma), si snoda su una linea ben salda di spiritualità. Tutta la sua produzione, specialmente recente (mi riferisco in modo particolare sgli stupendi cicli pittorici su Icaro, Agamennone, sui Profeti), è un inno ai valori dello spirito e quindi può definirsi in senso lato “arte sacra”. Una sacralità immanente, cioè impressa nel reale ove l’artista riesce a penetrare; successivamente questo contatto con una realtà altra che ci circonda egli riesce a trascriverla mirabilmente nelle sue tele. Sacralità che si esplica a livello stilistico e formale attraverso un segno liricamente puro e sempre accolito di una figurazione fantastica quasi trasognata, o ancora attraverso una colorazione tenue, morbida e vellutata in grado di esaltare un accentuato discorso luministico. Ecco, proprio la visione della luce nel pensiero e nella creazione è l’asse portante della pittura di Gaetano Carboni. La luce per il maestro ascolano è l’orma del mistero che ci circonda sempre e dovunque fino a suggerire pensieri di smarrimento esistenziale che necessitano di una presenza ultramondana che sappia dare allo spirito umano. In definitiva quindi, parlare di arte sacra in Carboni – come già detto – equivale a ripercorrere assolutamente privilegiato per l’esplicazione della luce. Se questa è la tesi di fondo, che già giustificherebbe l’etichetta di arte sacra riguardo a questo artista, che dire di alcune opere recenti ispirate da temi strettamente biblici? Ci si riferisce qui soprattutto a tre opere ovvero ad una limpida e straordinariamente solare “Pesca miracolosa” e a due straordinarie Crocifissioni dal titolo “Ora nona” e “Tutto è compiuto”. …
Pescara – Giugno 2001
Leo Strozzieri
Miti e Poesia
…Non a caso, si parla di iconismo sotteso alla logica lineare della scrittura, di parola scolpita, di parola dipinta, di parola che diventa evento figurativo, ritratto, segno di irradiazione di una rete di immagini, così come di visione che diventa parola, di quadro che narra, che racconta, che dice. Una riprova ne sono le poesie di Nardinocchi e le tele di Carboni. Il primo ci regala, accanto a verità immaginative, stupendi medaglioni visivi, parole-luce, presenze tattili, che stanno a significare la coabitazione in un’opera letteraria di differenti logiche testuali. Il secondo, le cui figure e i cui colori sono gravidi di senso, ci racconta in filigrana da dove veniamo, rivendicando al pittorico la validità di un medium comunicativo sui generis rispetto alla sintassi logico-discorsiva. Entrambi, però, affidano alla immaginazione, alla sensibilità e al rovello di un’implacabile forza d’amore l’appagamento della naturale pulsione alla percezione della realtà. In particolare, li unisce il ricorso al mito per meglio penetrare l’essenza delle cose, animare l’inanimato, liberare la piena dei ricordi, restituire l’antico, ritrovare un tempo perduto offeso dalla debolezza della memoria, dare corpo ai sentimenti e alle emozioni e un linguaggio, come ha scritto Giuseppe Conte, al senso del destino e del cosmo.
Ascoli Piceno, Libreria Rinascita – Presentazione mostra “MITI E
POESIA”con il pittore Carboni e il poeta Nardinocchi, Giugno 2003
Antonio D’Isidoro

l’artista con il prof. Antonio D’Isidoro
La pittura di Gaetano Carboni Un canto alla fantasia e alla ragione La raffigurazione di Gaetano Carboni è un canto alla forza dell’immaginazione e al dialogo ragionato tra la mente e le espressioni pittoriche, che nascono nel più profondo stato di pensiero, d’invenzione e ricostruzione di forme e di rivestimento cromatico e luminoso. L’artista ascolano non si riposa entro schemi precostituiti di forme e di ricordi figurativi, ma si muove in una continuità di ricerca inventiva delle immagini, che pulsano di vita per quella energia che accompagna il momento della ispirazione e di ricostruzione ideale. Proprio questa capacità di raccordare forme e colore e luce, rivela la singolare sensibilità dell’artista, che rivolge la ricognizione dell’immagine non tanto dalla realtà dei cieli e della terra, ma soprattutto da quel suo mondo interiore dove queste alloggiano provvisoriamente in attesa che l’artista le richiami a vivere come espressioni visive che rivivono nello spazio dell’arte e della poesia…. 141 … La pittura e la grafica dell’artista ascolano comunicano per simboli e allusioni, sono più una creazione recuperata dal sogno che dalla visione quotidiana, ma tuttavia si costruisce con una continuità e una coerenza di stile e d’ispirazione quasi metafisica, che convince e richiama ai sensi della vita nella sua completezza dell’essere. La figurazione che è volutamente ricomposta dal segno e dal colore come svuotata e frammentaria rimanda a sensazioni e pensieri mortificati dall’insostenibile violenza esistenziale dove il tutto naviga tra lacerazioni e barlumi di luce che mortificano l’innata voglia del vivere e dell’eterno. … La figurazione carboniana con allusioni, simboli, immagini fantastiche riprende come motivo d’ispirazione, come domanda articolata che rimanda ad una affannosa ricerca di senso e forse ancora di fede. … È lui il profeta? L’artista dice sempre la parola più piena di salvezza perché l’affida alla Bellezza”. Anche De Santi ha letto questo impegno nella pittura di Carboni quando dice: “Il mistero della terra coincide con il mistero dell’eros, della genesi, della maternità cosmica; l’uno rimanda all’altro: noi e lo specchio, non la soluzione. “Arcano è tutto” potrebbe ripetere Carboni con Leopardi, ma se la visione leopardiana s’intride di dolore planetario, quella dell’ascolano si colora di irrisione e di metamorfosi”. ….
Sassoferrato – Ottobre 2005
Stefano Troiani
Il “Sogno” di Gaetano Carboni …La fantasia, intesa come regno dell’impossibile che si fa possibile, del sogno e della realtà non più contrapposti ma che si incontrano e si compongono nella sur-realité, ovvero nella realtà superiore, diventa l’oikos naturale di Carboni quale è stato per il gigante di Montevidoncorrado e per tutti i più grandi surrealisti del XX secolo, pittori, scultori, poeti, a cominciare da André Breton. Prima di compiere quest’immersione totale nell’oceano dell’immaginazione totalmente libera, il nostro artista si è mosso attorno ad ipotesi di sapore vagamente costruttivista, ancorché bagnate da umori lirici, oppure di natura informale. Dunque egli ha sempre prediletto – e continua a prediligere, con una sostanziale coerenza che si rintraccia anche nella declinazione formale – il mondo dei sentimenti tradotti in forme, anche se desuete e del tutto fantastiche. Floriano De Santi, in un bel testo firmato sul principio degli anni Novanta, ha definito l’opera di Carboni come una “fantasiosa cosmologia” ed ha scritto, fra l’altro, che egli ha condotto all’estremo significato lirico […] un immaginario magico, in un certo senso epifanico, di temporalità fenomenologica. Ciò per il clima, per l’aria sottile di assurdità che circola nellesue tele… Ecco, la parola giusta è assurdità, perché richiama il paradosso nel senso etimologico greco di parà e doxa, ovverosia di “oltre l’opinione comune”, oltre il senso comune potremmo meglio dire. L’arte è, in fondo, sempre un paradosso, proprio perché, in quanto arte, compone le contraddizioni razionali, le innalza a verità metaforiche e le porta fuori del regno del senso così come di quello dell’utile. Non ha scritto Oscar Wilde che tutte le arti sono inutili? E le opere di Gaetano Carboni lo sono in modo particolare: le sue figure, le cose da lui rappresentate, i suoi personaggi infatti, non sono veri, ancorché verosimili. Essi si trasferiscono dal mondo reale e L’artista con i pittori Gennaro Perone, Vittorio Amadio e Augusto Piccioni 142 razionale (a volte così freddo, soprattutto in quest’era della tecnologia avanzata fino ad essere esasperata) a quello più alto, più libero, più caldo, del sogno e della fantasia la quale condensa in sé i desideri intimi e profondi dell’essere umano. La qualità della pittura di Carboni possiede anche una peculiarità che pochi artisti hanno condiviso (penso a Joan Mirò, per fare un esempio tra i più illustri): quella di attrarre l’attenzione ammirata e la curiosità vivace tanto degli adulti quanto dei bambini. Anzi, questi ultimi risultano particolarmente attirati, direi affascinati (nel senso “magico” che la parola fascino contiene), dalle morfologie un po’ arcane del pittore ascolano, da quei personaggi immaginari che sembrano provenire anche dal mondo insondabile della fiaba: un mondo puro, perché innocente, che si identifica pienamente con il sogno. Soprattutto con quello ad occhi aperti.
Ascoli Piceno, in occasione del centenario del Caffè Meletti – “Profeti
in città”, Dicembre 2005
Armando Ginesi

Vittorio Amadio e Augusto Piccioni
… Le enigmatiche figure che animano l’immaginario di Carboni, rivelano il percorso compiuto dall’artista ascolano, il suo salto dall’invenzione alla visione. Sembrano infatti provenire dalla irrealtà del sogno, dove non si danno risposte, ma ove si incontrano profili enigmatici senza nome, che arridono al fascino di lontane memorie…
Saragozza (Spagna) – “Incisiori Italiani Contemporanei”, Novembre 2000
Bruno Cec
Ascoli P., “Corriere Adriatico”, Marzo 1999
Luciano Marucci
… Le enigmatiche figure che animano l’immaginario di Carboni, rivelano il percorso compiuto dall’artista ascolano, il suo salto dall’invenzione alla visione. Sembrano infatti provenire dalla irrealtà del sogno, dove non si danno risposte, ma ove si incontrano profili enigmatici senza nome, che arridono al fascino di lontane memorie…
Saragozza (Spagna) – “Incisiori Italiani Contemporanei”, Novembre 2000
Bruno Cec
Ascoli P., “Corriere Adriatico”, Marzo 1999
Luciano Marucci
… Le enigmatiche figure che animano l’immaginario di Carboni, rivelano il percorso compiuto dall’artista ascolano, il suo salto dall’invenzione alla visione. Sembrano infatti provenire dalla irrealtà del sogno, dove non si danno risposte, ma ove si incontrano profili enigmatici senza nome, che arridono al fascino di lontane memorie…
Saragozza (Spagna) – “Incisiori Italiani Contemporanei”, Novembre 2000
Bruno Cec
Ascoli P., “Corriere Adriatico”, Marzo 1999
Luciano Marucci
… Le enigmatiche figure che animano l’immaginario di Carboni, rivelano il percorso compiuto dall’artista ascolano, il suo salto dall’invenzione alla visione. Sembrano infatti provenire dalla irrealtà del sogno, dove non si danno risposte, ma ove si incontrano profili enigmatici senza nome, che arridono al fascino di lontane memorie…
